A ogni generazione i propri eroi.

Aggiornamento: ago 19

Proviamo a rispondere a uno dei quesiti più comuni nel mondo dello sport: ha senso provare a mettere a confronto Campioni appartenenti ad epoche diverse?


“Avessi visto il livello del gioco ai miei tempi!”

“30 anni fa quel ragazzo non avrebbe toccato palla”

“Uno così sarebbe durato poco in campo all’epoca.”


Vi dico un segreto: non ce ne frega niente. O comunque davvero molto poco.


Lo sport come tutto -tranne l'anagrafe di Ibra- cambia nel tempo: le regole, l’intensità e la proporzione tra preparazione fisica e componente tecnica. E con lo sport cambiano gli interpreti, cambiano i giocatori, cambia tutto.


Il primo anno di Liceo alle la seconda ora di Fisica ti insegnano che due grandezze per poter essere comparabili devono essere omogenee, dunque anzitutto entrambe misurabili con la stessa unità (metro con metro, grammo con grammo per intenderci), allo scopo di poter effettuare una comparazione che abbia un significato. Non puoi chiederti, ad esempio, se pesa più un elefante o è più lungo il vialetto di casa.


Allo stesso modo non c’è omogeneità tra il calcio degli anni ’80 e quello del nostro tempo, stesso dicasi per un basket che per tecnica e intensità sembrava essere un mestiere radicalmente distinto 30 anni fa rispetto all’NBA di Antetokounmpo o di Steph Curry.


Non c’è omogeneità tra il calcio o il basket di oggi e quelli di 30 anni fa.

Stuzzica immaginare Platini dialogare con Dybala nella Juventus di oggi così come pensare all’impatto dirompente che la fisicità di Mbappé e Haaland avrebbero avuto nel calcio degli anni ’90 (chiedere a Luís Nazário de Lima per credere) ma tutto si riconduce ad essere poco più di un gioco che valenza sportiva ne ha pochissima, se non alcuna.


Altro discorso, invece, è se ci spingiamo a pensare ai giocatori più forti di tutti i tempi.


No, non siamo in contraddizione: ciascuno è stato grande nel proprio tempo -certamente- e se si pensa di mettere a denominatore, per ciascuno, la propria era sportiva (e non quelle altrui), allora sì che le unità di misura si elidono e quel che rimane è la proporzione assoluta e cioè la dimensione dell’atleta in questione. Ecco che dunque la domanda acquisisce un significato essenzialmente riconducibile a “E’ stato Jordan più grande nella propria era cestistica o James nella sua? Henry o Neymar? Cannavaro o Van Dijk?” E così via.


Se si pensa di mettere a denominatore, per ciascuno, la propria era sportiva allora sì che le unità di misura si elidono e quel che rimane è la proporzione assoluta dell’atleta.

Da qui al più grande di tutti il passo è breve: rilevato quanto ciascuno nella propria epoca abbia spostato gli equilibri del campionato o della lega diventa poi verosimile provare ad azzardare quello che -più di tutti- ha avuto un impatto importante nel proprio sport, il famoso "Prima e dopo Michael Jordan" (o Messi che sia, insomma).


Steve Nash ha dipinto basket come pochi prima di lui, Ronaldinho ha vestito da soccer qualcosa a metà tra il funambolismo e la corsa ad ostacoli (eh sì, pensateci!) e per quanto siano stati atleti spettacolari come pochi prima di loro ciascuno nel rispettivo è comunque distantissimo -per numero di trofei individuali e di squadra- da giocatori che, seppur con uno stile completamente diverso, meno appariscente magari, hanno avuto -numeri alla mano- un impatto ancor più dirompente nel calcio, nel basket e nello sport in generale.


Va anche detto che non tutti gli anni sono sovrapponibili sia per l'indice di competitività del torneo in questione sia per numero di franchigie attrezzate veramente per vincere, ci sono anni infatti in cui alcuni davvero predicano nel deserto, il che complica ulteriormente il ragionamento: ad esempio i detrattori di Hamilton faticano a pensare a un avversario diverso da sé stesso nel più recente dei suoi (pur sempre meritatissimi) 7 Campionati Mondiali in Formula 1 vinti, pare infatti che con quella Mercedes potesse andare anche su Marte (e pure rientrare alla base).


C’è poi il gusto soggettivo, ci sono i numeri, i titoli appunto, la longevità dell'atleta, gli infortuni, le cause di forza maggiore, le vittorie che pesano e quelle in secondo piano, l'attitudine ad incidere nei match che contano e molto -moltissimo- altro dunque, messo tutto a sistema, se siamo tutti d’accordo che ne dite se facciamo contenti tutti e lasciamo a ciascuna generazione i propri idoli?