Migliore è meglio di nuovo.

Aggiornamento: ago 19

La longevità di alcuni Campioni del nostro tempo stimola una doverosa riflessione: il nuovo che avanza è sempre sinonimo di miglioramento? Abbiamo provato a darci una risposta.


Alonso in Mercedes vincerebbe il Titolo Mondiale di Formula 1.

Magari poi arriva secondo perché Hamilton è un fuoriclasse eh (ok, anche terzo per i fan di Verstappen) ma il concetto rimane invariato: in che misura abbiamo bisogno del nuovo a scapito del migliore?

E’ una domanda che racchiude al suo interno una pluralità di significati che vanno dal pragmatico impatto economico della vendita del merchandising all’innesco della necessaria curiosità per vedere all’opera fuoriclasse precoci la cui anagrafe è sempre più spesso proiettata la ribasso, noi sportivi -comunque- abbiamo la viscerale necessità di scovare l’inedito e, possibilmente, in anteprima.


Abbiamo la viscerale necessità di scovare l’inedito e, possibilmente, in anteprima.

Il nuovo che avanza è la linfa dello sport, leggere tempi e modalità per mettere un fuoriclasse nella condizione di potersi esprimere è spesso la chiave per alzare una coppa o un trofeo dunque -sia chiaro- che non è questo il tipo di approccio che stiamo osteggiando anzi, è proprio mettendo a sistema la sacrosanta valorizzazione di ciò che già c’è che miglioriamo ed ottimizziamo l’attività di scouting sulle novità, provando a mettere sistema il nuovo, certamente, ma quello che serve. E che serve veramente.


Valorizzare opportunamente ciò che già c'è è il miglior regalo che possiamo fare al nuovo che avanza.

Il nuovo che crea valore a aggiunge. Non solo nel breve termine, sia chiaro, anzi! A volte si lavora in chiave futura e prevedendo i fisiologici ricambi generazionali che, a maggior ragione nello sport, sono da prendere in considerazione. Ma se abbiamo bisogno di inventare un Guardiola ogni anno, per capirci, non c’è il rischio di perdere per strada fior fior di allenatori formati e con esperienza, capacità e visione che rischiano di rimanere a casa perché la campagna abbonamenti necessita di un titolo altisonante e -in qualche modo- inedito, rischiando dunque di bruciare per premura quelli che sarebbero giovani di grande prospettiva?